In un'atmosfera d'altri tempi, potete trovare ambienti d'incontro per la cultura e l'ospitalità, all'interno di un antico convento ristrutturato ed attrezzato con le più moderne tecnologie

Il Centro ospita gruppi, singoli e famiglie, offrendo loro la possibilità di soggiornare in un ambiente riservato e sereno nel centro storico di Venezia, proprio dietro alle Gallerie dell’Accademia, con un affaccio diretto anche alle Zattere sul Canale della Giudecca.

L’intero complesso si sviluppa attorno a tre chiostri settecenteschi ed ad un chiostro quattrocentesco con annessa la Chiesa di Santa Maria della Visitazione; per la sua vastità, la sua architettura, i suoi giardini ed il suo silenzio, rappresenta un’oasi all’interno della città: qui anche gli ambienti parlano, creano atmosfera e suscitano emozioni.

IL NOSTRO VIDEO...

Vi farà scoprire le meravigliose atmosfere, l’incredibile patrimonio artistico del Centro Culturale Don Orione Artigianelli e la magia di Venezia.

In città

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March 25, 2019

Il 29 marzo il Ghetto di Venezia compie 503 anni: forse non tutti sanno che è il più antico quartiere ebraico del mondo, tanto che la parola “ghetto” deriva dal veneziano "geto" ossia fonderia: in quest'area un tempo sorgeva una fonderia appunto. Oggi il Ghetto, con le sue cinque sinagoghe, il Museo Ebraico e le altissime case-torri, è un vivo e frequentato rione della città, nel sestiere di Cannaregio. Esistono anche un asilo, una casa di riposo, una foresteria, due ristoranti e un panettiere dove acquistare e mangiare Kosher.

Per quasi tre secoli, dal 1516 al 1797, il ghetto di Venezia era un’area della città chiusa e gli ebrei non potevano abitare al di fuori dei suoi confini. Robusti cancelli chiudevano i due ingressi del Campo del Ghetto Nuovo e ogni sera gli abitanti dovevano rientrare e rimanere rinchiusi fino al mattino successivo. Con la caduta della Repubblica e l'avvento di Napoleone furono eliminate le discriminazioni nei confronti degli ebrei. Le porte del ghetto furono tolte così come l'obbligo di residenza.

Oggi si accede al ghetto attraverso tre ponti, ma in passato ve ne erano solo due: quello che conduce al rio della Misericordia non esisteva. Negli stipiti in pietra del sottoportico che conduce al Ghetto Vecchio rimangono ancora i segni dove si trovavano i cardini delle porte e dei cancelli che venivano richiusi al tramonto.

Il 1938, anno di promulgazione delle leggi razziali fasciste, vide gli ebrei privati dei diritti civili e l'inizio delle persecuzioni nazi-fasciste che a Venezia portò alla deportazione di 246 ebrei veneziani: di questi solo 8 fecero ritorno dai campi di sterminio.

Prima di una visita al Ghetto è utile consultare il sito della comunità ebraica, che riporta il calendario delle festività, l’itinerario al museo diffuso del Ghetto e molti testi sulla storia degli ebrei a Venezia.

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March 18, 2019

Venezia ha una storia lunga quasi 16 secoli: si fa infatti risalire la fondazione della città alla leggendaria posa della prima pietra della chiesa di San Giacomo di Rialto, San Giacometo, come la chiamano ancora oggi i veneziani. Siamo, secondo la tradizione, nel 421, il 25 marzo (la chiesa in realtà fu quasi certamente costruita ben dopo l’anno mille). Questa data simbolica è ormai in uso per indicare la nascita della città lagunare. Appunto, il 25 marzo, data dell’Annunciazione di Maria, cioè dell’Incarnazione del Signore, festa della tradizione cristiana: circostanza che pare (anzi, è) fatta apposta per giustificare il fatto che a Venezia marzo era il primo mese dell’anno: fino alla caduta della Repubblica, ossia fino al 1797, Venezia festeggiava il capodanno in corrispondenza della fine dell'inverno e dell'arrivo della primavera.

Quest’anno, il 25 marzo, Venezia avrà trascorso dunque 1598 primavere! Nel corso dei secoli, la città di San Marco è diventata il gioiello che tutti noi possiamo ammirare. Ancora oggi non si può rinunciare al piacere di perdersi a Venezia, scoprire i suoi tesori nascosti, entrare in palazzi, giardini, chiese e musei meno conosciuti e lontani dai percorsi più battuti, esplorare la Città storica, la laguna e la terraferma alla scoperta di cucina locale, artigianato, paesaggi naturali unici. Senza dubbio siamo tutti chiamati ad adottare pochi semplici comportamenti per far sì che il nostro viaggio a Venezia sia il più possibile in armonia con la vita quotidiana di chi vi abita, e rispetti la bellezza e l’unicità dell’inestimabile patrimonio della città, sito tutelato dall’UNESCO.

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March 11, 2019

Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa è uno dei più sorprendenti e insoliti musei di Venezia.

Questo bellissimo palazzo rinascimentale, oggi Museo del Polo Museale del Veneto, già nel Cinquecento era una casa-museo famosa in tutta Europa per i suoi marmi, stucchi e affreschi oltre che per la ricchissima collezione di antichità. Tra i primi visitatori del palazzo, nel 1573, fu anche il Re Enrico III di Francia; poi, tra Seicento e Ottocento, la casa della famiglia Grimani rientrò tra le mete abituali del Grand Tour.

La dimora del doge Antonio Grimani fu ampliata e completata durante il corso del Cinquecento, e ne ultimarono la progettazione e la decorazione il nipote Giovanni, Patriarca di Aquileia, e suo fratello Vettore, Procuratore di San Marco.

A Giovanni Grimani si deve la donazione nel 1587 dell’intera collezione di antichità alla Serenissima, che ha dato vita al primo nucleo del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, dove è ora esposta. Alcuni pezzi della collezione di Giovanni si possono ancora ammirare nella loro sede originaria a Palazzo Grimani: uno di questi è la fotografatissima statua del Ratto di Ganimede, replica romana di un modello tardo ellenistico, appesa al centro della Tribuna, sala che un tempo ospitava oltre un centinaio di statue, fra le più pregiate della raccolta.

Tutti gli ambienti del palazzo riservano meraviglie: l’ampio cortile, le cui logge erano adornate di statue classiche, è unico a Venezia, ispirato alle antiche domus romane e al clima culturale del Rinascimento, mentre la scala monumentale poteva competere per magnificenza con la Scala d’Oro di Palazzo Ducale e con quella della Libreria Marciana, le più sontuose di tutta Venezia. Addentrandosi nelle altre sale, si è circondati da straordinarie pitture di scene mitologiche, trompe l’oeil, marmi rari, decorazioni in stucco e affreschi allegorici.

Sorprendente la Sala a Fogliami, dove si ha l'impressione di essere in un giardino verde: il soffitto è interamente ricoperto di alberi da frutto, fiori e uccelli. Si riconoscono anche specie di piante provenienti dal Nuovo Mondo, all’epoca da poco scoperte, come il tabacco e il mais.

Quest’anno il Museo di Palazzo Grimani è visitabile gratuitamente la prima domenica del mese da ottobre a marzo, la Settimana dei Musei fino al 10 marzo, il 12 marzo, il 19 marzo (Festa del Papà), il 22 marzo, il 25 aprile, il 22 giugno (ArtNight Venezia), il 26 settembre, il 21 novembre e il 13 dicembre. Da maggio 2019, l’antico splendore di Palazzo Grimani torna a vivere con l’eccezionale mostra Domus Grimani 1594 - 2019, che celebra il ritorno dopo più di 430 anni nella sua collocazione originaria della collezione di statue classiche appartenuta a Giovanni Grimani.

Fonte "DeTourism"
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March 01, 2019
Qui la moglie e là il marito / Ognun va dove gli par / Ognun corre a qualche invito, / chi a giocar chi a ballar” (La Mascherata, 1751). Questi versi di Carlo Goldoni sono la sintesi dello spirito del Carnevale veneziano. Cosa fare per vivere il Carnevale come nel Settecento, ai tempi di Goldoni e Casanova, l’età dell’oro del Carnevale veneziano? Ecco i nostri suggerimenti.
  • Per prima cosa, indossare la maschera: la baùta, il travestimento più classico, ossia mantello, tricorno e “larva”. La “larva”, questa maschera bianca a becco, copre interamente il volto e altera la voce di chi la indossa, senza però impedirgli di bere o mangiare. Era usata soprattutto dagli uomini, mentre le donne preferivano la moretta, piccola maschera ovale di velluto nero. Per farla aderire al volto la dama serrava fra i denti un bottone interno, restando così in silenzio.
  • Gustare cioccolata calda, caffè e frittelle in uno dei tanti caffè storici. È proprio a Venezia, infatti, che è nata la tradizione dei caffè, diffusa poi nel resto d'Italia. La prima bottega da caffè fu aperta in Piazza San Marco nel 1683: nel 1759 la città contava ben 206 caffetterie.
  • Ammirare il dipinto di Francesco Guardi a Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano che raffigura il Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moisè. Il ridotto era una casa da gioco, dove veneziani e stranieri potevano ritrovarsi a giocare d’azzardo legalmente. Restava aperto per tutto il periodo dell’antico carnevale veneziano, che andava dal 26 dicembre al giorno delle Ceneri. Quanti vi si recavano erano tenuti a portare la maschera, per mantenere l’anonimato.
  • Visitare il Teatro Goldoni, il teatro più antico della città ancora oggi esistente, costruito nel 1622. La visita con audioguida, disponibile in italiano e in inglese, consente di scoprire aneddoti e segreti dei grandi attori che dal ‘600 a oggi hanno recitato sul palcoscenico del Goldoni.
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February 22, 2019

In questo periodo, fino al 5 marzo, a Venezia è tempo di Carnevale, e già da giorni la città profuma di frìtole, le frittelle, dolce irrinunciabile della festa.

Anticamente le frìtole erano un vero e proprio street food: venivano preparate in esclusiva dai fritolèri, che le vendevano per strada. I fritolèri, un mestiere tramandato da padre in figlio sin dal '600, sono scomparsi dalle calli solo a fine '800.

La loro ricetta segreta prevedeva farina, uova, zucchero, uvetta e pinoli, che impastavano su grandi tavoli in legno, per poi friggere il composto ottenuto. Una volta cotte, le frìtole venivano cosparse di zucchero e sistemate su grandi piatti, pronte per essere consumate dai passanti.

Oggi le frittelle si possono gustare con diversi ripieni: alla crema, allo zabaione, alla mela - e in questo periodo si possono trovare davvero ovunque: nelle case dei veneziani, nelle pasticcerie, nei caffè e nei panifici.

L’immagine qui sopra rappresenta l’Insegna dell’Arte dei Fritolèri, olio su tavola, 1784. Tra le insegne delle arti veneziane, non poteva mancare l’insegna dell’arte dei fritolèri, custodita al Museo Correr. Il Governo della Serenissima aveva imposto una curiosa regola ai fritolèri: potevano girare liberamente per la città a vendere i propri dolci ma senza offrirli ad alta voce!

NEL CUORE DI VENEZIA

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